Storia della colonna infame

ph valentina Bianchi

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giovedì 28 marzo 2019, ore 10.30 - Teatro degli Atti - Matinée per le scuole
FUORI ABBONAMENTO


"Ogni finzione che mostri l’uomo in riposo morale è difforme dal vero" A. Manzoni
 

A conclusione dei Promessi Sposi non compare la parola ‘fine’, spostata invece al termine della Storia della Colonna infame, l’appendice al romanzo. Si tratta di una ricostruzione del famoso processo agli untori, che avvenne in occasione della terribile peste del 1630, che decretò sia la condanna capitale di due innocenti, Guglielmo Piazza (un commissario di sanità) e Gian Giacomo Mora (un barbiere), sia l’abbattimento dell’abitazione di quest’ultimo. Come monito, sulle macerie dell’edificio raso al suolo, fu eretta la “Colonna infame” che dà il titolo all’opera. La colonna rimase in piedi fino al 1778, quando anche il monumento, ormai divenuto una testimonianza d’infamia non più a carico dei condannati, bensì dei magistrati che avevano commesso una palese ingiustizia, finalmente fu abbattuto.
Scena dello spettacolo è un salotto polveroso e infetto che ospita un Professore, che sembra conoscere la natura maligna del potere, e una Donna, che sembra prendersi cura di lui. C’è un clima spossato, come al rientro da una serata interminabile in una calda sera d’estate: la notte in cui la Divina Provvidenza gioca a carte con la Catastrofe.
Il Professore ripercorre il dramma di Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora e non riesce a darsi pace per la colpevole facilità con la quale i giudici avevano ceduto alle pressioni dell’opinione pubblica.  Il Professore recita Manzoni con un’urgenza misteriosa, come se temesse che quelle parole potessero essere dimenticate, e il suo compito fosse di salvarle, preservando la memoria di due vittime innocenti e contrastando l’eventualità che si ripresenti nella nostra società lo schema perverso del capro espiatorio.